lunedì 8 ottobre 2012

serata

Ho passato la serata a cercarti tra la folla, a riconoscere il tuo volto tra i mille che avevo attorno e ad immaginarmi i tuoi occhi puntati verso i miei, mentre con la mano mi facevi cenno di raggiungerti.
Ho immaginato di riuscire ad abbattere le mie mura di pietra che mi impediscono anche solo di guardarti negli occhi a sufficenza per non venire divorata dai fantasmi della mia testa.
E ho sperato che tu venissi da me con naturalezza e pazienza, come se il tempo ci avesse reso solo più forti e più uniti, che eravamo noi ancora prima di esserlo.
Ho cercato di scacciare tutte quelle solite scuse che la mia mente crea ogni qual volta immagino un noi che mi spaventa e le parole sono nausea intrappolate e silenziose.
E anche se il mio telefono era spento ho immaginato che per questa volta il destino volesse darci una mano, ma è stato solo un modo per non cercarti come tu non hai cercato me.

E ho passato la serata tra immaginare di vivere una vita normale e la mia "migliore amica" che non aveva nemmeno quel buon senso di guardarmi negli occhi mentre le parlavo, e mi chiedo se per lei l'amicizia sia trattarmi come fossi una persona appena conosciuta in un bar tra la marea di figure che animano la piazza.
E mi sono sentita vuota e sola, e mi sono chiesta se avessi fatto qualcosa di sbagliato e la cosa più sbagliata che faccio è pensare. Che l'amicizia è una cosa che si dovrebbe studiare a scuola, che qualcuno dovrebbe insegnare a tutti, che magari crescendo avrei capito cosa aspettarmi e come comportarmi.

E in finale non ho passato una brutta serata e sono stata con persone che mi sanno dare calore a modo loro.
E se non fosse per il freddo preso, e la nausea che mi prende anche oggi direi che è stata una bella serata.

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